Prevenzione Alzheimer: perché devi farla, e come farla

Prevenzione Alzheimer

La prevenzione dell’Alzheimer è un fatto che tocca nel profondo ognuno di noi.

Il morbo di Alzheimer è una malattia che non soltanto affligge il malato, ma si ripercuote anche sull’intero nucleo familiare.

Chi ha il dovere di assistere un proprio caro affetto da Alzheimer questo lo sa bene.

Assistere un malato di Alzheimer è infatti un compito molto gravoso in quanto richiede energie fisiche, cognitive ed emotive, spesso per una durata di molti anni. 

Pertanto, non solo il malato di Alzheimer ha bisogno di assistenza; ma gli stessi familiari necessitano di supporto ed aiuto per evitare di esaurire le energie a loro disposizione.

E’ fondamentale quindi prendere consapevolezza delle caratteristiche della malattia e delle sue molteplici ripercussioni (cognitive, comportamentali, umorali) sul malato, sui suoi curanti, e sul suo contesto di vita.

Ma lascia che te lo dica…

L’aspetto ancora più importante, e che approfondiremo in questo articolo, è quello preventivo.

Visti e considerati i risvolti che questa patologia può dare, risulta di assoluta primaria importanza sentirsi in obbligo di prevenirla.

La prevenzione della malattia di Alzheimer è un obbligo morale, che abbiamo nei confronti dei nostri familiari e di chi ci vuole bene, oltre che verso noi stessi.

Vediamo allora nel corso di questo articolo quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per prevenire questa patologia.

Il morbo di Alzheimer

Quante volte  ci siamo sentiti dire: 

“come hai fatto a dimenticarlo?! Non è che hai l’Alzhiemer?”. 

Sotto questa affermazione si cela un fondo di verità; tuttavia il deficit di memoria non è l’unico segno che caratterizza il paziente con Alzheimer. 

La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più comune: si stima che sia in costante aumento nel mondo occidentale a causa dell’incremento della popolazione anziana, maggiormente predisposta a contrarre la malattia. 

Come in  tutte le forme di demenza, la malattia di Alzheimer porta ad una progressiva riduzione delle funzioni mentali: 

  • Memoria
  • Linguaggio
  • Capacità di apprendimento
  • Abilità di saper utilizzare singoli oggetti 

Il paziente con la malattia di Alzheimer, ad esempio, può “scordare” come si usa una spazzola o un rastrello e può persino non riconoscere più i volti dei familiari1

Caratteristiche del cervello con malattia di Alzheimer

cervello affetto da Alzheimer

Il progressivo declino cognitivo tipico della malattia di Alzheimer sembra, ad oggi, essere legato alla perdita di neuroni da diverse zone del cervello, ma ancor più all’accumulo di due proteine anomale nel tessuto nervoso: una chiamata “amiloide beta” e l’altra “tau”. 

Entrambe depositandosi formano delle lesioni a “placche” e intrecci “neurofibrillari” che portano alla morte delle cellule nervose. 

Il decesso neuronale inizia dai lobi temporali e dall’ippocampo che si occupano di processare la memoria2

Devi sapere che sistono varie tipologie di memoria, ma quella più coinvolta nella malattia di Alzheimer è la memoria “a breve termine”; ovvero quella che si attiva per esempio nel momento in cui ci danno un appuntamento, e tale informazione perdura nella nostra mente fin quando non lo annotiamo in agenda.

I sintomi dell’Alzheimer: la potremmo definire una malattia sileziosa?

Contrariamente ad altre patologie neurologiche come l’ictus, la demenza insorge in maniera subdola. 

La maggioranza dei casi documentati ha iniziato riscontrando qualche lieve dimenticanza che poi si è tramutata, a distanza di anni, in scenari drammatici  in cui il malato non ricorda più il nome o i volti dei suoi cari. 

Un’altra funzione cerebrale compromessa dalla malattia è il cosidetto “problem solving”. 

Ad esempio le donne anziane  che non sono più in grado di replicare la ricetta di una torta cucinata molte volte oppure il tipico soggetto anziano che si pone più volte la stessa domanda nel corso della giornata. 

Altri sintomi riguardano:

  • Difficoltà nel ritrovare la via di casa
  • Perdersi nella propria città
  • Lasciare gli oggetti di uso comune in luoghi bizzarri (come riporre le scarpe nel frigorifero)
  • Iniziare a balbettare e non riuscire a concludere un discorso
  • Utilizzare parole sbagliate e imprecise all’interno di una conversazione. 

La malattia cambia anche la personalità e l’umore dell’individuo che diventa ansioso, depresso, meno motivato, timoroso e sospettoso talvolta al punto tale da incolpare il partner di tradimento3

Tutti questi sintomi sono tipici delle fasi iniziali e intermedie della malattia. 

Nelle fasi più avanzate, invece, il malato di Alzheimer non è più autosufficiente: ha difficoltà nell’igiene personale e nel vestirsi, può perdere la capacità di camminare e deglutire rischiando di sviluppare denutrizione, polmoniti e piaghe da decubito. 

I principali fattori di rischio coinvolti nella Malattia di Alzheimer 

fattori di rischio alzheimer

Gli studiosi hanno evidenziato la possibile esistenza di almeno una ventina di fattori di rischio che possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.

Infatti, al momento non si conosce una causa specifica che dia inizio al progressivo declino cognitivo. 

Vediamo allora quali sono i 7 principali fattori di rischio per la malattia di Alzheimer:

  1. L’età: l’invecchiamento produce già delle alterazioni cerebrali molto simili, ma meno accentuate, rispetto a quelle descritte nel paragrafo precedente per il paziente con Alzheimer. Proprio perché l’età è un fattore incidente il sorgere del disturbo è perlopiù concentrato nella fascia che va dai 75 agli 85 anni. Ciò avviene perché il cervello dell’anziano sano  è  di per sé ridotto di volume, peso e quindi efficienza per la perdita neuronale e delle sinapsi strutture in grado di garantire la comunicazione tra i neuroni.
  1. L’obesità: rappresenta un fattore di rischio per la forte correlazione esistente tra obesità e morte cellulare, essendo capace di alterare  persino i meccanismi di neuroplasticità. 
  1. Malattie cardiovascolari: l’insufficienza cardiaca cronica, ad esempio, potrebbe essere alla base del deterioramento cognitivo a causa della conseguente riduzione dell’afflusso di sangue in zone “critiche” del cervello. Inoltre il progressivo declino cognitivo è dovuto anche a danni microvascolari favoriti da fattori come l’obesità, lo stile di vita sedentario, l’ipertensione e il diabete5
  1. Il diabete: è una malattia che induce ad un aumento del glucosio nel sangue. Normalmente il glucosio entra all’interno delle cellule per mezzo dell’insulina (ormone prodotto dal pancreas). I pazienti diabetici, se non sottoposti a delle cure per compensare la carenza di insulina, nel tempo possono sviluppare malattie cardiovascolari che conseguentemente aumentano il rischio di demenza. In generale potremmo dire che migliore è il controllo della glicemia nel tempo, minore è l’incidenza del declino cognitivo dovuto alla demenza.
  1. Scolarità e intelligenza: secondo diversi studiosi esiste una correlazione tra istruzione e morbo di Alzheimer. L’alta scolarità e il mantenimento dell’attività cerebrale favorisce la “sinaptogenesi”, ovvero la formazione di nuove connessioni cerebrali. Questo permette al nostro encefalo di utilizzare dei “percorsi” alternativi laddove si verifichi un danno o una perdita neuronale causati dalla demenza6.  
  1. Lo stress: che sia psicologico o fisico può intaccare l’omeostasi dell’organismo. Non a caso molti studi rivelano che lo stress è in grado di indurre un effetto tossico danneggiando le cellule dell’ippocampo (cioè la prima regione del cervello da cui solitamente ha inizio la malattia di Alzheimer) e creando fenomeni infiammatori da cui poi può svilupparsi il declino cognitivo. 
  1. La genetica: nel corso degli anni sono stati scoperti diversi geni possibilmente coinvolti nello sviluppo dell’Alzheimer; in particolare la presenza del gene APOE svolge una funzione di codifica per la produzione della “apopoliproteina E” coivolta nel metabolismo dei grassi. In particolare, la variante APOE4 codifica per la produzione di una proteina alterata che inibisce il lavoro delle cosìddette “cellule spazzine” provocando un accumulo di sostanze di scarto dannose per i neuroni. Una singola copia del gene APOE4 aumenta il rischio di insorgenza di malattia di Alzheimer di 5 volte; 2 copie dello stesso gene aumentano questo rischio di 17 volte rispetto a chi non presenta questa variante genomica. Tuttavia si è visto anche che questi geni possono rimanere “spenti” se attuiamo una corretta prevenzione tramite un buono stile di vita.

Perché abbiamo l’obbligo morale di prevenire l’Alzheimer

familiari nella prevenzione dell'alzheimer

Come abbiamo già accennato nell’introduzione di questo articolo, il morbo di Alzheimer non rappresenta un problema solo per chi lo vive, ma anche per chi se ne prende cura (caregiver).

Infatti, nonostante il caregiver sia considerato una risorsa terapeutica per l’ammalato, egli è anche sottoposto a vari fattori di stress, quali:

  • La mancanza di conoscenze adeguate sulla malattia: quato non permette una visione oggettiva della realtà e crea false aspettative che possono indurre il familiare a mettere in atto comportamenti inadeguati nei confronti del malato.
  • Difficoltà assistenziali e isolamento sociale: il sovraccarico e la fatica della cura possono comportare il rischio di rinuncia da parte del familiare alla “cura di sè”, privandosi di momenti che possono rappresentare un sollievo e un benessere o abbandonando speranze e progetti per il futuro.
  • Contrasti familiari: l’ammalarsi di un membro del nucleo familiare richiede una riorganizzazione dei rapporti e delle interazioni familiari che a volte può risultare difficoltosa a causa di pregressi conflitti familiari e dei diversi compiti che i membri della famiglia svolgono contemporaneamente nella vita quotidiana (lavoro, cura dell’ammalato, cura del proprio nucleo familiare). Possono quindi sorgere dei contrasti familiari sulle modalità di collaborazione e di  supporto reciproco.

Ora capisci perchè, come esseri umani, e fatti di relazioni sociali e familiari, abbiamo tutti l’obbligo morale di prevenire una patologia così invalidante come il morbo di Alzheimer.

Vediamo allora più nello specifico quali strategie possiamo adottare per effettuare una prevenzione efficace contro l’Alzheimer.

Come prevenire l’Alzheimer

La letteratura scientifica suggerisce ormai da anni di curare aspetti ormai a tutti noti come la dieta, l’attività fisica per il controllo dell’obesità, l’abbandono del vizio del fumo, il controllo della glicemia e il monitoraggio della salute cardiovascolare.

Questi sono i 6 principali:

#1 – Far lavorare il corpo

L’attività fisica ossigena il sangue e aiuta le cellule nervose: per tenere giovani ed energici mente e corpo, pratica attività fisica tutti i giorni.

Leggi qui tutti i benefici che l’attività fisica ha sul cervello: “Gli effetti protettivi dell’Attività Fisica sul Cervello“.

#2 – Evitare le cattive abitudini

Chi fuma ha un rischio maggiore di sviluppare malattia di Alzheimer. 

Evita le cattive abitudini: smetti di fumare e riduci l’uso di alcool al minimo.

#3 – Prendersi cura del proprio cuore

Ciò che fa bene al cuore fa bene anche al cervello: i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e l’ictus, come obesità, ipertensione e diabete, sono non a caso anche fattori di rischio per lo sviluppo dell’Alzheimer. 

Tieni sotto controllo peso, pressione, colesterolo e glicemia.

#4 – Seguire una dieta equilibrata

Nutrire il nostro cervello nel modo giusto aiuta a ridurre il rischio di malattia di Alzheimer. In particolare, la dieta mediterranea si è rilevata incredibilmente efficace. Gli alimenti, che è utile consumare quotidianamente e in quantità, sono frutta e verdura (meglio se di stagione), pane, pasta e cereali (meglio se integrali), olio di oliva, cipolla, aglio e spezie per insaporire i piatti, invece del sale.

#5 – Stimolare la mente

Mantenere il cervello attivo e impegnato stimola la crescita delle cellule e delle connessioni nervose. Leggi quanti più libri puoi, giornali, fai un cruciverba, gioca a carte o dama, visita un museo o una mostra. Cerca di imparare qualcosa di nuova ogni singolo giorno!

#6 – Mantenere rapporti sociali

Prendere parte ad attività sociali e ricreative e impegnarsi quotidianamente in rapporti con altre persone migliora la qualità della vita e comporta un minore rischio di demenza. Socializza, conversa, ritorna sui banchi di scuola!

rapporti sociali per prevenire l'alzheimer

Tuttavia, oltre a questi elementi un po’ noti a tutti, negli ultimi anni stanno sorgendo nuove evidenze riguardo altre strategie efficaci nella prevenzione dell’Alzheimer.

Potrebbe essere cruciale a scopo preventivo, ad esempio, il controllo e la gestione dello stress nella vita di tutti i giorni. 

Vi sono inoltre altre forme di terapia “non convenzionali” basate sulla danza e sulla musica

E perfino la dieta chetogenica potrebbe giocare un ruolo importante.

Entriamo più nel dettaglio.

La meditazione come strumento per la prevenzione dell’Alzheimer 

prevenzione alzheimer: il ruolo della meditazione

Uno studio del 2015 condotto da Khalsa DS, suggerisce di utilizzare la meditazione come strumento per produrre una risposta opposta a quella data dallo stress. 

In particolare Henry Benson scoprì un tipo di risposta che venne definita “Risposta Rilassante” caratterizzata da : 

  • Una riduzione del battito cardiaco e della frequenza respiratoria;  
  • Un rallentamento dell’attività metabolica
  • Un effetto “calmante” sul cervello
  • Un aumento dell’attenzione e della capacità di prendere decisioni

Secondo Benson sono necessari 4 fattori al fine di produrre una “risposta rilassante”: 

  1. Un ambiente calmo in cui non ci siano fonti di distrazioni per mantenere la concentrazione.
  2. Uno stimolo su cui concentrarsi durante il rilassamento: ad esempio un suono, una frase ripetuta internamente, il ritmo del proprio respiro, un qualsiasi elemento che permetta alla mente di passare da uno stato focalizzato verso l’esterno ad una presa di contatto interiore.
  3. Un atteggiamento passivo: consiste nel non preoccuparsi della propria prestazione nel riconoscere eventuali pensieri distraenti quindi lasciarli correre e focalizzarsi nuovamente sullo stimolo iniziale.
  4. Una posizione confortevole: ad esempio l’essere seduti su una sedia o sul pavimento riduce la tensione muscolare. La posizione deve essere sufficientemente comoda da consentire alla mente di concentrarsi esclusivamnete sullo stimolo scelto, tuttavia deve impedire che il soggetto si addormenti7

Il ruolo della dieta chetogenica nella prevenzione dell’Alzheimer

prevenzione alzheimer: il ruolo della dieta chetogenica

La dieta, come già anticipato, è da sempre uno dei fattori più importanti per la prevenzione dello sviluppo di svariate patologie non solo neurologiche, ma anche onocologiche e cardiovascolari. 

Studi recenti hanno mostrato che la “dieta chetogenica” può davvero prevenire l’Alzheimer o rallentare il declino cognitivo laddove sia presente. 

Si tratta di una strategia nutrizionale basata sulla riduzione dei carboidrati e sull’aumento dell’assunzione dei grassi8

La dieta chetogenica induce la formazione di corpi chetonici, sostanze prodotte dai lipidi con proprietà simili a quelle dei carboidrati, utilizzati come fonte di carburante alternativa al glucosio. 

La dieta chetogenica venne usata per la prima volta negli anni ’20 per il trattamento delle epilessie dal Dr. Russell Wilder. 

Oggi ci si chiede se possa essere  “somministrata” a scopo neuroprotettivo dal momento che la malattia di Alzheimer comporta una alterazione del metabolismo cellulare in cui vi è un ridotto utilizzo di glucosio come fonte di energia9

L’azione neuroprotettiva della dieta chetogenica è stata provata in uno studio del 2019 nel quale 20 pazienti affetti da Alzheimer di grado lieve e moderato hanno seguito un programma nutrizionale per 12 settimane. 

Dopo già solo 8 settimane di dieta chetogenica i pazienti avevano mostrato un miglioramento significativo ai test di memoria rispetto ai punteggi iniziali10

Tuttavia, questo non vuole essere un consiglio nutrizionale, ma una semplice divulgazione scientifica. Ti consigliamo di consultare sempre il tuo medico.

Bonus: la danza e la musicoterapia come terapie alternative per il morbo di Alzheimer 

prevenzione alzheimer: la danzaterapia

È risaputo che la musica e la danza abbiano un effetto benefico sull’umore poiché migliorano la socialità soprattutto nell’Alzheimer e in generale in tutte le forme di demenze senili. 

Infatti la “capacità musicale” non è quasi mai compromessa totalmente così come la “memoria musicale”; in questo modo anche chi presenta gravi compromissioni cognitive è in grado di trarre giovamento dalle melodie a livello psicologico, emotivo e cognitivo. 

Durante le sedute di musicoterapia i pazienti cantano canzoni popolari, ascoltano musica dal vivo e/o registrata, danzano liberamente o vengono coinvolti in danze popolari molto semplici, accompagnando con strumenti a percussione brani musicali o canzoni.

Uno studio del 2017 condotto da Gòmez Gallego M. e colleghi ha messo in luce i benefici della musicoterapia nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer. 

La melodia, secondo gli studiosi, suscita nei pazienti  un’ondata di emozioni e  di ricordi nel momento in cui questa è familiare. 

In questo modo la musicoterapia permette di ottenere effetti positivi sulla memoria e sul linguaggio, oltre che sull’umore consentendo talvolta la riduzione del dosaggio farmacologico11.

Accanto alla musicoterapia si pone la terapia della danza e del movimento (DMT). 

La danza infatti attiva vaste aree del cervello: dall’ippocampo (implicato nella memoria) alla corteccia coinvolta nel controllo motorio. 

L’ampia attivazione neuronale stimolata dalla danza favorisce un miglioramento dell’equilibrio e del controllo del movimento12

Conclusioni 

La malattia di Alzheimer è una patologia complessa che richiede una gestione basata su più frontiere da quella nutrizionale a quella psicologica, farmacologica e fisica. 

Ad oggi purtroppo non esistono terapie in grado di arrestrare il progressivo declino cognitivo della malattia, ma possiamo migliorare la qualità di vita delle persone affette

D’altra parte, viste le ripercussioni sull’intero nucleo familiare del malato, tutti abbiamo l’obbligo morale di prevenire la malattia di Alzheimer.

“Se non riesci a ricordare dove hai messo le chiavi, non pensare subito all’Alzheimer; inizia invece a preoccuparti se non riesci a ricordare a cosa servono le chiavi.” – Rita Levi Montalcini.

Articolo a cura di: Mirjam Bonanno in collaborazione con Roberto Bombagi.

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Mirjam Bonanno
mirjam bonanno

Ciao, mi chiamo Mirjam, ho 23 anni e sono una Fisioterapista, oltre che  studentessa di Osteopatia presso il centro ICOM Firenze.

Lavoro principalmente nel settore neurologico, cardiologico e ortopedico, ma durante il corso della pandemia da Covid-19 ho avuto modo anche di lavorare in un centro per i pazienti affetti dal virus. 

Mi è capitato di lavorare anche nell’ambito dell’insegnamento in qualità di tutor, grazie al quale ho potuto aiutare diversi studenti.

I miei contatti: InstagramE-mail.

Ti potrebbe interessare anche:

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